Due bambini confidavano al padre che la madre spesso li lasciava in auto a dormire mentre lei entrava in alcuni locali a divertirsi. Il padre prima si rivolgeva ad un investigatore privato, a cui aveva chiesto di sorvegliare l’ex moglie, in secondo luogo si rivolgeva alla polizia facendo vedere i video realizzati dall’investigatore, i quali certificavano la condotta della donna nei confronti dei due figli.
La donna in primo e secondo grado veniva condannata per aver abbandonato in quattro occasioni diverse, i due figli minori di 6 e 10 anni, lasciandoli soli senza sorveglianza e senza tutela, addormentati nella propria autovettura, parcheggiata in orario notturno all’esterno di alcuni locali dove si era recata per trascorrere le serate.
La donna ricorreva in Cassazione e tramite i suoi legali tentava di convincere la Corte che aveva sempre tenuto d’occhio i figli lasciati all’esterno dei locali e che, quindi, era solo ipotetico il pericolo corso dai minori poiché la donna aveva sempre sorvegliato la vettura in cui erano rimasti i figli addormentati.
I video realizzati dall’investigatore privato e la testimonianza fornita dall’esponente della Polizia a cui si era rivolto il suo ex marito, il quale aveva assistito ad uno specifico episodio, dovendo prendere atto dell’abbandono dei minori, dormienti in auto, per alcune ore mentre la madre si divertiva in un locale, rendevano impossibile mettere in discussione la condanna della madre per il reato di abbandono di minori il quale era integrato da qualsiasi condotta, attiva od omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia, gravante sulla persona adulta, e da cui derivasse uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del minore.
Era dunque acclarato, nel caso di specie, l’abbandono dei due figli minori da parte della madre, la quale li aveva lasciati dormienti in auto, in ora notturna, all’esterno di locali pubblici, di conseguenza era palese il pericolo, quantomeno potenziale, per l’incolumità dei minori, soprattutto tenendo presenti le molte ore da loro trascorse nel ristretto abitacolo della vettura, l’orario notturno che non favoriva il diffuso presidio dei luoghi, e, infine, l’assenza di sorveglianza da parte di una persona adulta. La Corte dunque rigettava il ricorso della donna e confermava la sua condanna per abbandono di minori.
Cass. pen., sez. V, n. 44657 del 2.12.2021
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