SCARSE CURE AL PROPRIO CANE: LEGITTIMO IL SEQUESTRO DELL’ANIMALE.
A seguito di un doppio controllo della Polizia Municipale nel cortile di un’abitazione, gli agenti rinvenivano un cane meticcio in precarie condizioni, il padrone finiva sotto processo con l’accusa di maltrattamento di animali, al contempo si procedeva al sequestro preventivo del cane.
L’uomo non ci stava e adiva il Tribunale del riesame, il quale però confermava il sequestro dell’animale, alla luce del quadro decisivo riportato dagli agenti di polizia e dai veterinari intervenuti sul luogo, i quali confermavano che senza dubbio l’uomo non aveva prestato le dovute attenzioni all’animale, che aveva una ferita, mai medicata, ad una zampa ed era in precarie condizioni igieniche, tenuto in uno stato incompatibile con la sua natura e produttivo di gravi sofferenze.
Sulla base di due certificati, l’uno redatto dal veterinario che aveva da sempre avuto in cura il cane e attestante che l’animale era affetto da dermatite, insorta sin dai primi mesi di vita e ricorrente alla muta del pelo, la cui terapia comportava solo la necessità di spazzolarne il manto e di somministrargli un antibiotico e l’altro, proveniente da uno specialista in etologia applicata e benessere animale, che asseriva le buone condizioni fisiche e la corretta nutrizione del cane in relazione all’età raggiunta (dodici anni), la mancanza di segni di fastidio, irritazione o prurito in relazione alla lesione della zampa, in via di guarigione ed il temperamento docile e fiducioso nei confronti degli umani, la difesa dell’uomo tentava di far ridimensionare l’accusa.
Secondo la Corte, però, tali certificati non eliminavano l’incuria e la negligenza mostrate dall’uomo nel prestare al cane le cure prescrittegli dal veterinario. Era quindi legittimo ritenere che l’animale fosse stato abbandonato e maltrattato dal padrone che aveva dichiarato di non avere avuto, nei venti giorni intercorsi tra il primo ed il secondo sopralluogo della Polizia municipale, malgrado l’invito espressamente rivoltogli dai vigili all’esito della prima ispezione, il tempo per adempiere alle necessarie incombenze, ovverosia alla somministrazione al cane dell’antibiotico prescritto dal veterinario curante a fronte del riemergere della dermatite. Era ragionevole parlare di detenzione dell’animale in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze, secondo i giudici, e di conseguenza, confermavano il sequestro del cane, nonostante l’opposizione del padrone.
Cass. pen., sez. III, n. 37133 del 13.10.2021
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