SENTENZA DEL GIORNO – 14/05/2021

da | Mag 14, 2021 | SENTENZA DEL GIORNO - MAGGIO 2021

SMINUITA E DENIGRATA COME MOGLIE E MADRE: MARITO CONDANNATO PER MALTRATTAMENTI.

Tribunale e Corte d’Appello concordavano sulla colpevolezza dell’uomo che per anni aveva maltrattato la moglie, decisive le dichiarazioni di una testimone e della relazione di servizio dei Carabinieri intervenuti in un’occasione a casa della coppia. Per il reato di maltrattamenti in famiglia l’uomo veniva condannato due anni, quattro mesi e ventisei giorni di reclusione, con aggiunta della misura della espulsione dall’Italia (l’uomo era di nazionalità straniera) a pena espiata. 

In Cassazione l’uomo tentava di difendersi sostenendo si fosse trattato di un unico episodio di accesa discussione fra i coniugi, caratterizzata da insulti, minacce ed offese reciproche, non potendosi dunque ritenere sussistente il requisito della abitualità nelle sue condotte, sottolineando poi che la donna non aveva mai denunciato comportamenti aggressivi e violenti del marito e non ha mai lasciato l’abitazione coniugale. Contestava anche l’applicazione della misura della espulsione, ponendo in evidenza che l’uomo era perfettamente integrato in Italia, dove ha tre figli cittadini italiani, svolgeva un’attività lavorativa e possedeva una casa. 

La situazione familiare caratterizzata da violenza fisica e condotte aggressive divenute sistematiche  e culminate in un grave episodio che aveva obbligato la moglie a difendersi solo allontanandosi dall’abitazione coniugale e riparando presso la caserma dei carabinieri dove aveva sporto denuncia contro il marito, non lasciava spazio a dubbi, soprattutto alla luce della testimonianza di una condomina e della relazione di servizio redatta dai carabinieri,  dalle quali emergeva che la donna aveva sopportato il clima di violenza familiare essendo combattuta tra il timore verso il coniuge (che non esitava a rivendicare di non avere paura di nessuno, addirittura parlando con un carabiniere) e la speranza di un miglioramento della situazione familiare. Ciò significa che non poteva mettersi in discussione la versione fornita dalla donna e il fatto che ella si fosse  indotta alla denuncia solo dopo lunghi anni in cui ha sopportato abituali sopraffazioni e umiliazioni, che avevano creato in lei uno stato di sudditanza nei confronti del marito, il quale non perdeva occasione di minacciarla e denigrarla come moglie e madre, arrivando a aggressioni vebali, ingiurie e vari comportamenti denigratori.

Pertanto, la Cassazione confermava la condanna alla reclusione e anche la misura di espulsione dall’Italia a pena espiata.

(Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza n. 18316 dell’11.5.2021)

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